Il PS Grigioni ha formulato le proprie raccomandazioni di voto per il 7 marzo

La direzione del PS Grigioni ha formulato le raccomandazioni di voto per i tre oggetti in votazione il prossimo 7 marzo.

NO al divieto di dissimulazione del viso

All’unanimità il PS Grigioni raccomanda di respingere l’iniziativa popolare «Sì al divieto di dissimulare il proprio viso». L’iniziativa prevede il divieto di dissimulare il volto su tutto il suolo pubblico; eccezioni sarebbero possibili per motivi di sicurezza, di salute, per proteggersi dal freddo nonché per in ragione di usanze locali. Il controprogetto indiretto del Consiglio federale e del Parlamento prevede invece l’obbligo di scoprire il viso a fini di identificazione da parte degli organi di polizia. In questo modo i promotori dell’iniziativa sostengo di voler arginare il pericolo dell’integralismo islamico, nonché quello rappresentato dagli hooligans, dai teppisti e dagli squatter della sinistra radicale. In realtà questo nuovo divieto non impedirà nessun attentato in Svizzera e non preverrà la radicalizzazione negli ambienti di religione musulmana; al contrario, i sentimenti antislamici saranno rafforzati. Questa ostilità sarà anzi proiettata sul corpo delle donne: una donna che indossa il burqa è infatti ritratta dai promotori dell’iniziativa come simbolo di oppressione e mancata integrazione. Tutto ad un tratto l’UDC vorrebbe presentarsi come il grande partito dell’uguaglianza tra i sessi che protegge le donne dalla violenza e promuove la loro integrazione. In realtà, con questo divieto di dissimulazione del viso iscritto nel testo della Costituzione federale, le donne obbligate ad indossare il velo saranno esposte al pericolo di una ulteriore marginalizzazione. Strumentalizzare il corpo femminile e l’uso dell’abbigliamento specifico di un genere è inoltre di per sé sbagliato e non giova alla parità tra i sessi. 

NO alla legge federale sui servizi d’identificazione elettronica

Il PS Grigioni raccomanda inoltre all’unanimità di respingere la nuova legge federale sui servizi d’identificazione elettronica. La legge prevede la creazione di un passaporto elettronico che permetterà alle persone di avere sui servizi in rete un’identificazione elettronica personale; i servizi dello Stato e dei privati dovrebbero essere offerti attraverso un unico strumento identificativo. Il PS è a favore di una regolamentazione dell’identificazione elettronica in rete; la sua critica si basa perciò sulla questione di chi debba essere incaricato di fornire questo servizio. Nella proposta attuale la Confederazione si limiterebbe infatti a fornire i dati, mentre l’emissione stessa del passaporto elettronico dovrebbe essere affidata a fornitori privati. È incomprensibile che la Confederazione preveda che solo privati possano fungere da emittenti di un passaporto elettronico, assegnando a questi ultimi la responsabilità dell’archiviazione e dell’utilizzo dei nostri dati personali. Questa situazione apre più di uno spiraglio a potenziali abusi. Una gran parte della popolazione e anche alcuni Cantoni sono perciò contrari al passaporto elettronico emesso da privati e privilegiano una soluzione nelle mani dello Stato.

SÌ all’accordo di libero scambio con l’Indonesia

Con 21 voti a favore, 7 voti contrari e 4 astensioni il PS Grigioni raccomanda infine di accettare il decreto federale sull’esteso accordo di libero scambio tra gli Stati dell’AELS e l’Indonesia. La proposta è stata discussa e presentata da Fabian Molina (consigliere nazionale PS) e Ronja Jansen (presidente GISO Svizzera).La proposta riguarda in particolare l’importazione di olio di palma. Con questo accordo la Svizzera sta imboccando in quest’ambito la strada giusta perché le disposizioni doganali dipendono dalla certificazione dei prodotti. Far dipendere le concessioni doganali da una produzione sostenibile è in linea con un approccio che conceda un trattamento tariffario preferenziale ai beni prodotti in modo sostenibile. L’applicazione di un simile approccio è una novità con un grande potenziale per gli accordi commerciali svizzeri. Nonostante si siano fatti progressi in termini di sostenibilità, le critiche non sono tuttavia prive di fondamento: le previste possibilità di controllo e di sanzione non sono infatti sufficientemente incisive e il “label” previsto nell’accordo è criticato da molto tempo perché non soddisfa pienamente i criteri di sostenibilità.